INTERVISTA A... SARAH RIVERA
1) Nella vita di tutti i giorni ti occupi di matematica, un mondo dominato da regole rigide e precisione assoluta. Nella scrittura, invece, metti in scena il sentimento, che per definizione è irrazionale e caotico. Come convivono queste due anime? La matematica ti aiuta a strutturare le trame o la scrittura è la tua fuga dall'ordine?
Onestamente quando scrivo non penso "alla matematica", ma solo a divertirmi. Avere la mente educata a una logica rigorosa e analitica di certo aiuta l'organizzazione, di un po' tutto, direi.
2) Scrivi quando puoi, ritagliando il tempo tra i doveri quotidiani. In quei momenti in cui sei sola davanti allo schermo, chi è Sarah quando si spoglia dei numeri, delle formule e dei ruoli sociali, e rimangono solo le sue parole?
Quella che potete leggere. Non sono una persona costruita, non indosso maschere, né filtri. Non credo esista un solo lato di una persona. Come diceva Gardner abbiamo tanti talenti e altrettante intelligenze che dobbiamo imparare a riconoscere e a sfruttare.
3) Hai affermato che la scrittura ti ha aiutata a portar fuori un pezzo di te e ad aprirti di più. Qual è il muro più alto che scrivere romance ti ha aiutato a buttare giù nella tua vita privata?
Sicuramente scrivere di sentimenti aiuta a chiarirsi le idee sugli stessi.
4) Il titolo di uno dei tuoi romanzi è Fuori Controllo. Nella vita reale, quanto ti costa accettare che gli eventi — o le persone che ami — sfuggano al tuo controllo logico? La scrittura è un modo per esercitare un controllo assoluto su un microcosmo in cui decidi tutto tu?
Non la vedo così, anzi. La scrittura spesso va verso una direzione diversa da quella che avevo preventivato, semplicemente perché accade che cambio idea e la nuova versione mi piace più di quella precedente. Magari nella vita si potesse avere il controllo su tutto! Quello che possiamo avere però è il controllo sulla nostra mente, per il resto si va a braccio.
5) Rimettere mano a un proprio libro già pubblicato, come hai fatto con Destini Legati, è un atto di grande coraggio ma anche di forte autocritica. C'è stato un momento in cui hai provato quasi imbarazzo per come la pensavi o scrivevi anni fa? Cosa ti ha fatto dire "Questo oggi non lo scriverei mai così"?
Non lo chiamerei "imbarazzo", ma semplice consapevolezza, voglia di migliorarsi, riconoscimento di una crescita dal punto di vista tecnico data dall'esercizio costante. Quello che scrivo oggi probabilmente mi farà lo stesso effetto tra qualche anno.
6) Usare un nome d'arte (Sarah Rivera) crea inevitabilmente una linea di demarcazione. Quando indossi i panni di Sarah, ti senti più protetta o, al contrario, ti senti libera di mostrare quelle fragilità che nella vita di tutti i giorni, con il tuo vero nome, tendi a nascondere?
In verità no, a volte mi confondo e devo pensare come firmare le email o come devo presentarmi, dipende sempre dal contesto. Sarh non è una copertura, ma solo un nome.
7) C'è una parte della tua storia personale o del tuo modo di vedere il mondo che hai inserito nei tuoi libri, ma che nessun lettore o recensore ha ancora mai notato o compreso fino in fondo?
Non saprei proprio. Hanno scritto tante cose.
8) I libri passano, le classifiche cambiano e gli algoritmi si resettano. Ma quando un lettore chiude l'ultima pagina di un romanzo di Sarah Rivera e spegne la luce sul comodino, qual è l'esatta sensazione o emozione che speri resti sospesa nella stanza?
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