INTERVISTA A... ANTONELLA IULIANO

1) La saga di Cieli di Russia, che comprende i volumi Ushanka e Ljubov', ha riscosso molto calore tra i lettori. Da dove nasce questa tua forte fascinazione per la Russia e le sue atmosfere così malinconiche e intense?


2) Nei tuoi romanzi ambientati a Leningrado, la città e la neve non fanno semplicemente da sfondo, ma sembrano quasi veri e propri personaggi. Come sei riuscita a bilanciare la durezza del contesto storico con la poesia dei sentimenti?


3) Con il tuo lavoro ti sei immersa anche nella vita della famiglia Brontë. Cosa ti ha spinto a raccontare l'infanzia e la giovinezza di Charlotte e che tipo di legame emotivo si è creato con questa icona della letteratura?


4) Guardando alla tua produzione (che spazia dal romanzo storico al dramma d'atmosfera), quali sono i grandi classici o gli autori del passato che consideri i tuoi veri maestri di scrittura?


5) Immagina un lettore che ha appena chiuso l'ultima pagina di un tuo libro, ad esempio Ljubov'. Qual è l'emozione o il pensiero dominante che speri rimanga impresso nel suo cuore?


6) Senza svelare troppo, puoi anticiparci se rimarrai legata alle amate ambientazioni storiche o se stai esplorando nuovi orizzonti letterari?

Risposte 


La mia attrazione per la Russia nasce dai classici russi e non è mai stata così intensa come nell’ultimo decennio. Da ragazza nutrivo una forte e inspiegabile attrazione per autori come Dostoevskij e Bulgakov. Da adulta, soprattutto dopo le mie prime prove di scrittura, ho iniziato ad appassionarmi anche alla storia Russa, alla famiglia imperiale Romanov e ho letto qualche romanzo contemporaneo ambientato a San Pietroburgo. Ed è stata proprio questa meravigliosa, poetica città a ispirarmi tanto. Lì ogni angolo, strada, canale parla di arte, storia e della grande resilienza del popolo russo. Me ne sono letteralmente innamorata. Scrivere Ushanka è stato un viaggio meraviglioso, durato un bel po’ di anni, fatto di documentazione e scoperta continui. Nulla di ciò che ho scritto finora mi ha arricchito come la stesura di Ushanka e Ljubov’, sequel nato proprio perché il materiale a disposizione era tanto e perché non ero pronta a lasciare quei luoghi che sento inspiegabilmente miei.  

Leningrado, l’attuale San Pietroburgo, e la sua storia, a una lettura attenta, è in effetti la vera protagonista di Ushanka, mentre in Ljubov’- La neve tra le betulle mi sono concentrata più sul contesto rurale e la neve, sì, tanta, tanta neve. Diciamo che si tratta di una combinazione di fattori, perché parliamo della città dei miei sogni unita all’inverno, la stagione che amo di più. Le due cose assieme hanno stimolato il mio lato più poetico.

Charlotte Brontë è speciale per me e lo sarà sempre. Ritengo non esista penna femminile più bella e profonda. Ho letto tutto di lei e su di lei, e spesso leggendola mi sono sentita capita. Quando ho scritto Charlotte – La storia della piccola Brontë ero agli albori della mia scrittura. Avevo terminato da poco la stesura di Come petali sulla neve quando, senza nessuna premeditazione, ho iniziato ad abbozzarlo. Ricordo che stavo leggendo una biografia delle sorelle Brontë e una sera mi sono ritrovata a scrivere di questa ragazza, Charlotte, che come me faticava a trovare il suo posto nel mondo. La piccola Brontë sono io, è ogni altra ragazza o donna che ama i libri e sogna di vivere di essi in un mondo spesso difficile, ostile, proprio come un tempo fu per la stessa scrittrice di Haworth. Charlotte Brontë l’ho sentita particolarmente vicina allora e mi piace pensare che sia stata lei a innescare il processo di scrittura da cui è venuto fuori un mio ritratto interiore, una storia semiautobiografica in cui tante lettrici si riconoscono e al contempo un tributo alla mia scrittrice del cuore. 

Beh, come ho detto, Charlotte Brontë è per me la scrittrice con la S maiuscola. Posso includere anche Victor Hugo, la cui prosa mi incantava e ispirava molto quando avevo poco meno di vent’anni e di certo nutro una forte ammirazione per il grande Fedor Dostoevskij, penna che sto ancora finendo di scoprire. 

Spero sempre che il lettore chiuda il romanzo e resti ancora lì per un po’, catturato, incapace di venir via dalla sua atmosfera, di distaccarsi dai suoi personaggi. Mi auguro possa accadere ciò che spero sempre accada a me quando leggo un romanzo. La voglia di conoscere l’autore e magari parlarne. Quella magia lì, insomma. Se succede, vuol dire che ho lasciato un’impronta in chi mi ha letto e questo penso sia lo scopo ultimo della letteratura, emozionare tanto da non poter lasciare andare.

Credo proprio che rimarrò fedele a ciò che amo e m’ispira di più, non ho intenzione di sperimentare generi che non mi appartengono, non lo faccio nemmeno da lettrice. Per me la scrittura è qualcosa di profondo, che cela anche il personale. Non sono una scrittrice che segue le mode, ciò che vende oggi o venderà domani. Non mi ci vedo a scrivere, per esempio, fantasy o altro, perché non sarei io. Quindi sì, la mia sesta opera, in fase di stesura, sarà in linea con la mia precedente produzione. Di più, posso svelare che si tratta addirittura di una sorta di ritorno alle origini; dopo aver scritto per tanti anni della Russia, il mio prossimo romanzo nasce un po’ dalla stessa corda del cuore di Charlotte e sarà ambientato nello Yorkshire di fine 1800; sarà una storia molto tenera, ironica e di certo commovente. 

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