INTERVISTA A... IRENE GRAZZINI

1) Di giorno lavora come medico e di notte scrive. Come riesce a conciliare due mondi apparentemente così distanti e a trovare la giusta concentrazione?


In realtà un mondo completa l’altro: durante il giorno, riesco a concentrarmi al massimo sul mio lavoro proprio perché so di avere una “valvola di sfogo”, un altro mondo che mi aspetta e dove finalmente posso dare libero sfogo ai pensieri e ai sogni che sono rimasti sopiti durante il giorno. Senza contare che la vita di ogni giorno può essere spunto delle storie più strane e più belle. Per esempio, mentre ero in specializzazione a Siena e stavo eseguendo uno studio eco–color–doppler dei vasi del collo su un paziente, la mia tutor mi fece notare che l’arteria vertebrale sinistra è spesso dominante (cioè più grande) sulla destra. Da qui la cosa mi è ronzata in mente per giorni, finchè non è sfociata nella trilogia di Dominant, una serie distopica in cui un mondo avvolto dalla glaciazione vede l’umanità divisa di due etnie – i Dominanti e i Recessivi, appunto – in lotta per impossessarsi delle ultime fonti di energia del pianeta… e forse più che altro per liberarsi dai falsi pregiudizi…
E poi, a proposito di concentrazione e tempo, adesso che ho due figli piccoli, direi che sono loro la mia maggiore fonte di distrazione, tanto nel lavoro che nella scrittura!




2) Ha pubblicato opere che spaziano dal fantasy classico al distopico Young Adult, fino all'historical romance. In quale di questi generi si sente più a casa?


Non ho un genere preferito in assoluto. Ho cominciato a scrivere horror (sulla stregua dell’arrivo in Italia dei Piccoli Brividi) e storie fantasy fin da bambina, anche se poi è stata la visione al cinema de Il Signore degli Anelli a farmi propendere per questo genere per buona parte della mia vita. Avevo sedici anni quando cominciai a scrivere la mia prima saga fantasy ben strutturata, il Ciclo dei Quattro Mondi, di cui al momento è stato pubblicato solo il primo volume. Tuttavia, ho sempre amato variare nella scrittura, come anche nella lettura, e integrare le mie storie con elementi fantascientifici e storici. Ho scritto romanzi sci–fi come Mutation, distopici come Dominant, un thriller e alcuni storici, prima di avvicinarmi al romance. In particolare adoro la storia e la mitologia, più di tutte quelle greco–romana, etrusca ed egizia, e infatti ho nel cassetto alcuni romanzi ispirati a tali mitologie, che prima o poi forse vedranno la stampa. Trovo affascinanti anche la storia e la mitologia indiane, come può immaginare chi ha letto Le catene del destino, la novella su Bakula e Occhi di Giada e Cuore di Ghiaccio.




3) Ha scritto anche a quattro mani, ad esempio con Anna Grieco per Occhi di Giada e Cuore di Ghiaccio. Quali sono i vantaggi e le sfide più grandi del condividere la stesura di un romanzo?


Scrivere a quattro mani è un percorso irto di compromessi e di occasioni di crescita. Si tratta di accogliere e far nostra l’idea di qualcun altro, e allo stesso tempo di accettare che quel qualcuno svisceri la nostra idea, evidenziandone solo i punti di forza ma anche quelli di debolezza. Per conto mio, mentre mi è risultato sempre abbastanza facile inserirmi nei mondi e nelle storie pensate da Anna (basti pensare a come abbiamo ricreato insieme la serie de La Capoclan), trovo più difficile modificare in corso d’opera qualcosa che ho già immaginato – e ancor più scritto – in un certo modo. Cambiare idea è certamente più difficile che cambiare scarpe… ma ho imparato che a volte può portare a risultati sorprendenti! Senza contare gli evidenti vantaggi nella rilettura finale del romanzo alla ricerca di refusi e incongruenze: quattro occhi sono meglio di due!




4) Nel corso della sua carriera ha sperimentato sia l'editoria tradizionale che formati digitali. Quale modello ritiene oggi più gratificante o sostenibile per un autore in Italia?


L’editoria tradizione è stata per anni il mio goal, la vedevo come la vetta da scalare per arrivare finalmente alla cima, e quando l’ho raggiunta… beh, è stato come sentirsi un palloncino sgonfiato, di fronte a una montagna ancora più alta. Ho avuto esperienze positive, certo, ma anche discrete delusioni, soprattutto per quanto riguarda la sovracitata trilogia di Dominant (tanto che ho deciso di recidere il contratto con la casa editrice in questione e auto–pubblicare il terzo libro della serie). Al momento l’editoria tradizionale si aspetta che sia l’autore ad auto-promuoversi, come persona più che per quanto direttamente attinente al suo romanzo, e non garantisce una distribuzione superiore a quella degli attuali store online... alla fine, quindi, perché affidarsi a loro invece che pubblicare self? La mia non è una provocazione, ma è solo una domanda che, con la morte nel cuore, mi pongo io stessa da qualche anno, e ancora non sono arrivata a una risposta.




5) Scrivere per il pubblico del fantasy/sci-fi è molto diverso rispetto al dialogare con le lettrici del romance storico. Come adatta la sua strategia di promozione e il contatto con la propria fanbase a seconda del libro in uscita?


Oh, nella coppia io sono quella che si mette a testa bassa e scrive come un carro armato, mentre è Anna quella che sa dialogare con le lettrici, i blog e i vari social. Forse è per questo anche che ci troviamo così bene insieme, perché siamo complementari in questo ambito. Non sono un’amante dei social in generale, e mi piacerebbe che fossero le mie storie e i miei romanzi a parlare al pubblico, più di qualche post ritagliato su misura. Forse avrei dovuto gettarmi nella scrittura ai tempi di Emilio Salgari, quando sicuramente la vita dello scrittore era molto più “semplice”, almeno da questo punto di vista.




6) Con la co-autrice Anna Grieco ha pubblicato numerosi storici di successo (tra cui Vendetta d'amore e I frammenti del cuore). Com'è nato questo sodalizio professionale e come si è evoluto nel tempo il vostro metodo di lavoro combinato?


Ormai sono dodici anni che conosco Anna e che scriviamo insieme. E’ grazie a lei che ho conosciuto l’historical romance, anche se in passato ci siamo dedicate anche ad altri generi. Ricordo che era il 2014 quando mi scrisse su fb: aveva letto dei miei racconti, le erano piaciuti e voleva propormi una collaborazione su una serie urban–fantasy che stava scrivendo in quel periodo. Ricordo che in quei giorni mi trovavo in India, in un viaggio “didattico” dopo aver scritto un romanzo storico ambientato nell’India del 1800 (rigorosamente nel cassetto anche quello!), e al mio ritorno cominciammo a sentirci regolarmente. Da allora abbiamo narrato storie di vari generi e ultimato oltre quindici romanzi. Il nostro primo vero lavoro, Indomabile Desiderio, uscito per Harper Collins (al momento rivisto e ripubblicato con il titolo Il segreto della Luna d’Argento), fu un’esperienza meravigliosa che ci ha spinto a continuare. Scrivere a quattro mani è stata una sfida divertente, soprattutto perché mi ha permesso di approcciarmi a un genere, il romance, che non sentivo affatto mio. All’inizio avevo quasi l’impressione di fungere da ghost writer, in quanto cercavo di adattarmi un po’ allo stile di Anna, inserendo comunque sempre qualcosa di mio, e adesso invece mi sembra di sentire quel qualcosa anche quando leggo le parti scritte da Anna. Insomma, credo che entrambe abbiamo imparato molto l’una dall’altra. 






7) Se potesse incontrare la Irene dell'esordio letterario, quella che stava per pubblicare il suo primissimo testo, quale consiglio (professionale o di vita) le darebbe alla luce di tutto ciò che ha vissuto finora?


Non sprecare la tua storia. Mai. Non la svendere con soluzioni che sembrano facili sul momento (tipo l’editoria a pagamento). Non ascoltare chi ti dice che la tua idea non vale e non vende, perché l’editoria cambia. Il mondo cambia. Ma le storie – quelle vere, che riescono a far emozionare, rimangono sempre e hanno il diritto e il dovere di essere raccontate.




8) Per concludere, se dovesse scegliere un solo valore o un'emozione forte da lasciare impressa nel cuore di chiunque chiuda un suo libro, quale vorrebbe che fosse?


Senza dubbio la speranza. Viviamo in un mondo in cui la violenza e l’ignoranza la fanno da padrone, in cui empatia, amore e onestà sembrano destinati al fallimento. Eppure i miei personaggi non si arrendono. Affrontano varie difficoltà, che possono essere il giudizio della società o le imposizioni dei genitori, la perdita di ciò che amano, una catastrofe naturale o anche “solo” il dolore di un sentimento non corrisposto. E in qualche modo riescono a superarle, senza tradire se stessi. Ecco, vorrei che anche i lettori, come i miei personaggi, dopo aver chiuso un mio libro, trovassero il coraggio di combattere per ciò che è giusto, in ogni mondo e in ogni tempo.

Commenti

Post popolari in questo blog

INTERVISTA A... ANTONELLA IULIANO

The Devil's Pawn Di : Tracie Delaney

Radio Bruno. Chiamala per nome! 1976-2026 di Targi