INTERVISTA A... ISABELLA NANNI
1= Sei specializzata in generi come il Romance e lo YA. Quali sono le sfide linguistiche maggiori nel tradurre la sensibilità e lo slang dei giovani d'oggi?
Lo slang dei giovani italiani è infarcito di anglicismi che però spesso mutano significato rispetto all’originale, facendo risultare complicato trovare un equivalente che riproduca lo spirito del testo di partenza. È comunque una sfida interessante, ed è la ragione per cui la sensibilità di un traduttore umano batte le traduzioni fatte con l’IA.
2= Nel 2019 hai vinto il premio "Bottega dei Traduttori". Cosa ha significato quel riconoscimento per la tua carriera?
Per una perfezionista affetta da Sindrome dell’Impostore come me è stata una rassicurazione sulle mie capacità che mi ha portato a propormi a case editrici e autrici self con la fiducia di poter rendere un buon servizio. È stato inoltre una riprova sociale delle mie competenze che ha contribuito a rafforzare il mio “personal brand” nei confronti dei miei interlocutori.
3= Come vedi l'avanzata dell'Intelligenza Artificiale nel mondo della traduzione editoriale? Cambierà il ruolo del traduttore umano o lo integrerà?
L’intelligenza artificiale, o quanto meno gli strumenti di Computer Aided Translation (Traduzione Aiudiuvata dal Computer) nel settore della traduzione è presente da almeno 20 anni come sostegno al professionista. Era nata come strumento teso a contribuire a maggiore uniformità del testo (pensiamo p.es. a manuali da milioni di parole in cui si deve mantenere coerenza interna nella traduzione di termini tecnici, ecc.), ma finora a nessuno era mai nemmeno passato per l’anticamera del cervello di eliminare il traduttore umano, men che meno nella traduzione letteraria che necessita di un intervento creativo ben maggiore, tanto che nella legislazione italiana, francese e tedesca è riconosciuta come un’opera di ingegno umano a sé stante. Quello che sta succedendo ora è l’equivalente di dare in mano a chiunque una macchina per eseguire i raggi X facendogli credere di potersi autodiagnosticare qualsiasi cosa senza che ci guardi dentro un radiografo o un medico. È una palese fesseria. Il risultato in ambito letterario è l’invasione di testi mal raffazzonati, per non dire orrendi che creano solo confusione a discapito di chi investe in traduzioni professionali. E a rimetterci è soprattutto il lettore perché poi quelli che investono in prodotti di qualità alla lunga si arrendono e smettono di far tradurre i loro libri. In tutti gli ambiti, in attesa che il legislatore argini questa deriva che, lo ricordo, ha causato anche dei morti (penso al ragazzino suicida dopo aver usato ChatGPT al posto dello psicoterapeuta) sarà solo la presa di posizione del consumatore a fare la differenza, come nel caso della sacrosanta shitstorm che portò Ruby Ink Edizioni a ritirare dal mercato la loro “traduzione” del romance di Jay Crownover.
4= Quando analizzi il potenziale di mercato per un autore straniero che vuole sbarcare in Italia, quali metriche o segnali di nicchia guardi (es. posizionamento su Amazon, trend su TikTok) per capire se l'investimento sulla traduzione genererà un reale ritorno economico?
I ranking di Amazon e le graduatorie di vendita in libreria pubblicate dalle riviste di settore sono senz’altro utili per capire cosa tira, ma si rischia di perdere delle occasioni se si guarda solo a quello. Capisco che la strategia di “translate to market”, ovvero di seguire le sottocategorie trendy per decidere se e quale libro tradurre, ha un suo perché, ma ha anche dei lati negativi, per esempio la concorrenza più agguerrita e la conseguente difficoltà a emergere. Inoltre, se la mia cliente Tess Thompson avesse guardato solo i dati di mercato (che comunque le misi a disposizione), probabilmente non mi avrebbe mai affidato la traduzione di “Una maestra per Emerson Pass” che ad oggi invece è il long seller di maggior successo con un numero di rating su Amazon da far invidia ad autori nazionali. Se si crede nel proprio libro e si mette sul mercato una traduzione di qualità con la giusta promozione a volte si ottengono risultati inaspettati.
5= La fiera virtuale Romance to Romance Days colma il vuoto per chi non può partecipare ai grandi eventi fisici (come il RARE o il Salone del Libro). Qual è la sfida logistica più complessa nel coordinare firmacopie digitali, box di gadget e spedizioni di libri autografati a livello nazionale?
Ogni autrice e casa editrice è uno shop a sé stante, come lo sono peraltro anche agli eventi in presenza. Non si riesce a uniformare p.es. gli strumenti di pagamento accettati. Alcune autrici e case editrici sono inoltre più disponibili di altre a occuparsi di vetrina d’ordine, imballaggio e spedizione ad hoc mentre altre per organizzazione interna non possono vendere direttamente. Una delle ragioni per cui ad oggi le “big” non hanno ancora aderito è l’assenza di un loro shop online, visto che si affidano in toto ai distributori e agli store. Chi partecipa all’evento come lettore è stato comunque molto contento dell’offerta e ha apprezzato enormemente i pacchetti ricevuti. Gli unboxing che abbiamo condiviso sulla nostra pagina Instagram credo che lo dimostrino meglio di tante parole.
6= Hai dichiarato che la scrittura è una compagna fedele che ti permette di rifugiarti e tirare fuori la tua voce. Quando hai capito che sarebbe diventata centrale nella tua vita?
Troppi anni fa per confessarlo a cuor leggero, preferisco avvalermi della facoltà di non rispondere.
7= Isabella, c'è una parola specifica – scoperta, tradotta o incontrata nel tuo percorso – che senti descriva meglio la tua doppia anima di traduttrice e marketer, e che consideri la tua personale 'regola d'oro' quando devi tradurre un'emozione in una strategia di successo?
Una parola sola è riduttiva per definire l’ecletticità che hai descritto. Però c’è un titolo di un libro della serie Emerson Pass che in italiano per sintesi abbiamo dovuto tradurre “La scrittrice” ma che in inglese è “Wordsmith”, l’artigiana delle parole, una persona che plasma le frasi come il ferro viene plasmato dal fabbro (blacksmith in inglese). Ecco, in quel tocco personale, attento ai dettagli e molto umano credo di ritrovarmi in tutto quello che faccio.
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