INTERVISTA A...ANNA GRIECO
Come si bilancia la precisione storica con la libertà narrativa nei tuoi romanzi?
La ricerca è molto importante per me, anzi essenziale. È come costruire le fondamenta di una casa. Se le fondamenta non sono solide si rischia che crolli tutto, vi pare? Per questo prima di scrivere un romanzo storico dedico parecchio tempo alla ricerca: verificando le fonti, scoprendo curiosità e dettagli poco conosciuti e cominciando a prendere confidenza con il periodo che mi interessa. Solo dopo questa fase entra in scena la creatività, con la costruzione di una trama dettagliata e di personaggi credibili che si spera possano trasmettere delle emozioni a coloro che poi leggeranno. Il mio obiettivo è sempre stato quello di far sì che il lettore, chiuso uno dei miei romanzi, abbia la sensazione di aver vissuto davvero in quell’epoca e di essere entrato in empatia con l’eroe e l’eroina di turno.
Tu e Irene Grazzini formate una coppia letteraria molto solida. Come vi dividete la stesura e la gestione dei personaggi per mantenere uno stile omogeneo?
Scrivere in due è difficile per i più, ma tra me e Irene sin da subito si è instaurata una perfetta sintonia, e devo dire che non abbiamo mai avuto nessun tipo di problema. Perché ci fidiamo ciecamente l’una dell’altra, in primis. Non è certo un caso se sono ormai dieci anni che scriviamo in coppia, e credo proprio che continueremo per parecchio tempo ancora (ride!), perché i progetti da scrivere sono tanti e la fantasia non ci manca. Rispondendo alla tua domanda, comunque, noi definiamo insieme ogni aspetto della storia, poi ci dividiamo la scrittura scrivendo dei capitoli in base alle varie scene previste dalla scaletta. Una volta terminato lo scheletro del romanzo, rileggiamo tutto e ognuna di noi mette mano ai capitoli dell’altra, aggiungendo qualcosa di suo. Ecco perché per i nostri lettori è difficile capire dove finisca la penna di Anna e inizi quella di Irene. Ed è proprio questo il bello, no?
In La capoclan, il viaggio nel tempo avviene grazie alla combinazione tra un’eclissi lunare e un cerchio di pietre. Come hai sviluppato le "regole" della figura del Cronomante e quanto è stato complesso mantenere la coerenza logica tra i paradossi temporali?
I viaggi nel tempo sono molto affascinanti, ma bisogna stare molto attenti, perché ogni dettaglio può diventare un potenziale rompicapo. Per questo abbiamo stabilito regole ben precise: il Cronomante non è un mago che può fare qualsiasi cosa, ma una figura che opera entro limiti ben definiti.
E sono proprio quei limiti a rendere credibile la storia.
L’idea di collegare il viaggio nel tempo all’eclissi lunare e al cerchio di pietre nasce dalla volontà di fondere storia, simbolismo e un pizzico di mistero. Volevamo che il lettore avesse la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di antico e potente, ma con una logica ben precisa e cercando di evitare paradossi.
È stato parecchio impegnativo, ma anche una delle parti più divertenti. In fondo, quando si gioca con il tempo, basta un piccolo dettaglio fuori posto... e rischi di cambiare il destino di tutta la storia.
Con gli spin-off e i volumi successivi (Echi di pietra e luce e Echi di magia e ambra) la storia si concentra sui figli dei protagonisti, Jamie e Ailis. Com'è stato riprendere in mano l’universo del clan Douglas Mackenzie dal punto di vista della nuova generazione?
Tornare nell’universo del clan Douglas Mackenzie è stato come tornare a casa. Per me e anche per Irene. Ci ha dato la possibilità di ritrovare luoghi e personaggi che amiamo profondamente, ma con uno sguardo nuovo. La nuova generazione porta domande diverse, vive conflitti differenti e affronta un mondo che, pur restando fedele alle sue radici, è inevitabilmente cambiato. È stato emozionante vedere come il passato continui a influenzare il presente, proprio come accade nelle famiglie vere.
E a tale proposito, vi do una notizia in anteprima: molto presto torneremo a raccontare le vicende dei Douglas Mackenzie con il volume conclusivo della serie. Ma di questo parleremo più avanti, magari.
Hai quattro figli e un marito che ti sostiene: com’è la routine quotidiana in una casa così affollata quando devi isolarti per scrivere scene intense o battaglie storiche? I tuoi figli leggono i tuoi libri?
Diciamo che il silenzio in casa mia è una merce quasi impossibile da trovare! ^_^ In una casa tanto affollata bisogna imparare a cogliere ogni momento utile: alzarsi all’alba, quando tutti dormono, approfittare di un pomeriggio insolitamente silenzioso o mollare tutto mentre stai lavando i piatti per scrivere una scena che ti è venuta in mente proprio in quel momento (e mi capita spessissimo, credetemi!).
La fortuna è avere intorno una famiglia che mi sostiene, soprattutto la mia figlia maggiore, Lisa, che legge tutti i miei romanzi e mi dà consigli e feedback in anteprima.
È una critica severa e mi fido molto di lei.
Se potessi fare un vero viaggio nel tempo come i tuoi Cronomanti, ma solo per 24 ore e senza poter cambiare nulla, in quale epoca andresti e chi vorresti incontrare?
Domanda tostissima, questa! Da amante della storia vorrei visitare tantissime epoche, ma senza dubbio la mia prima scelta sarebbe la Scozia medievale, al tempo dei clan. Mi piacerebbe respirare quell’atmosfera, ascoltare il suono del gaelico parlato dai guerrieri, lasciarmi trasportare dal suono delle cornamuse e vedere i castelli abitati dai signori dell’epoca, con gli stendardi che garriscono al vento, non solo come le rovine cariche di fascino che si possono visitare al giorno d’oggi.
E se davvero potessi incontrare qualcuno, credo che opterei per Agnes Randolph, detta anche Black Agnes, una delle donne più leggendarie della Scozia. Durante l’assedio del castello dei Dunbar, nel 1338, Agnes comandò personalmente la difesa del suo clan contro gli odiati nemici inglesi.
Non vi ricorda forse qualcuno? (Ammicca!)
Guardandoti indietro, cosa direbbe la Anna venticinquenne della donna, madre e scrittrice affermata che sei diventata oggi?
Credo che sarebbe stupita, ma felicissima, perché ce l’abbiamo fatta.
A venticinque anni avevo tanti sogni e sapevo solo che volevo scrivere, ma non immaginavo davvero il lungo percorso che mi attendeva.
Conoscendomi, mi chiederebbe: «Ne è valsa la pena?»
La mia risposta a questa domanda è: «Assolutamente sì.»
Non perché sia stato tutto facile, anzi. Ho dovuto fare tanti sacrifici, ci sono stati dei momenti di fatica e di sconforto, e a volte è subentrata anche la tentazione di mollare.
Devo dire grazie solo alla mia testa dura se non l’ho fatto, perché sapevo che non me lo sarei mai perdonato.
Perciò sono andata avanti imperterrita imparando da ogni errore, ogni critica, evolvendo, imparando… fino a diventare ciò che sono.
E oggi, quando una lettrice o un lettore mi scrive per dirmi quanto si sia emozionato, leggendo un mio romanzo, beh… questo mi ripaga di tutto.
A chi si approccia oggi alla scrittura, mi sento di dare questo consiglio, perché è quello che hanno dato a me: abbiate fiducia in voi stessi e non abbiate paura di seguire i vostri sogni, anche quando sembrano troppo grandi. Perché sono proprio quelli a portarti nei luoghi più belli.
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