INTERVISTA A... EMILIANA ERRIQUEZ

 

1. Come concilia l'attività giornalistica freelance con i tempi lunghi e introspettivi richiesti dalla stesura di un romanzo?


Per me il giornalismo ha sempre significato scadenze, più pressione, più velocità e serve in un certo senso a darmi il ritmo, a tenere allenata la scrittura, a indagare la realtà da cui trarre magari un po’ di ispirazione. Scrivere romanzi, invece, richiede calma e profondità. Non sono capace di scrivere nel caos. Scrivere storie, per quanto mi riguarda, richiede uno spazio più intimo, più lungo e riflessivo.



2. Lei ha una forte formazione in lingue e lavora da anni come traduttrice; l'atto di "smontare" e rimontare le storie altrui influenza il suo modo personale di dare ritmo alla scrittura?


Sì, moltissimo! Tradurre e lavorare sulle storie degli altri mi ha insegnato, con gli anni, a sentire meglio il ritmo, a riconoscere e tagliare il superfluo e a capire dove una frase deve accelerare o dove invece deve respirare. Smontare un testo altrui per poi ricostruirlo ha in qualche modo aiutato la mia scrittura perché ho imparato a prestare più attenzione alla struttura, alla musicalità e alla scorrevolezza della pagina. Mi ha reso, in qualche modo, più precisa ma anche più intuitiva perché mi ha insegnato a non scrivere solo per dire qualcosa, ma per farlo arrivare nel modo giusto. 



3. Nei suoi testi (come Se tardi a trovarmi) c'è spesso un legame tra la Puglia e l'estero, come il Texas o la Route 66; come convivono in lei, e nella sua scrittura, la nostalgia delle origini e il fascino dell'orizzonte americano?


Convivono senza problemi. Perché per me le origini non sono un limite ma il punto di partenza, l’America invece da sempre per me ha rappresentato il movimento, la distanza e la possibilità di andare oltre, il sogno che ho potuto realizzare avendoci anche vissuto per un periodo. La Puglia mi ha dato e continua a darmi radici, il tono emotivo delle mie storie nasce da lì, da quella memoria che mi porto dentro. L’ orizzonte americano da sempre, da che ho memoria, mi dà respiro, avventura e tensione narrativa che si traduce, nella mia scrittura, in personaggi che portano dentro di sé un luogo preciso, ma che sono anche in grado di guardare altrove, che sanno farlo con passione e determinazione. Il ritmo delle mie storie, soprattutto in Se tardi a trovarmi, è da ricercare tutto lì, proprio in quella distanza tra casa e altrove.



4. Se dovesse scegliere un'unica emozione o riflessione che spera rimanga impressa nel lettore dopo aver chiuso un suo libro, quale sarebbe?


Vorrei che restasse nei lettori la sensazione di aver vissuto qualcosa di vero, misto a una dolce malinconia che non è un peso, ma un compagno di viaggio. E, soprattutto, che chiudessero il libro con la consapevolezza che l’amore, i legami e le scelte importanti della nostra vita, lasciano sempre una traccia, anche se tutto finisce diversamente da come avevamo sperato e immaginato.



5. Senza fare troppi spoiler, ci può rivelare se in questo momento sta lavorando a un nuovo romanzo o se ha un'idea che sta iniziando a prendere forma?


Sì, sono in una fase iniziale del nuovo libro ma preferisco vedere prima dove mi portano i personaggi, quale storia vogliono che racconti. Non sono una di quelle scrittrici che prepara schemi o schede all’inizio. Il lavoro di rifinitura non deve pregiudicare la prima bozza. Mi lascio prendere dai personaggi e mi entusiasma vedere dove mi portano. In una fase successiva, aggiusto, sistemo, caratterizzo maggiormente. E poi sto lavorando a un progetto importante che riguarda proprio ‘Se tardi a trovarmi’ e sono in una fase molto delicata e stimolante. Preferisco però lasciarlo maturare ancora un po’ prima di raccontarne di più. 


6. Se tardi a trovarmi evoca una promessa, ma anche una minaccia legata al tempo che passa; qual è il messaggio nascosto dietro questa scelta letteraria?


Quel titolo riprende un verso di una poesia di Walt Whitman, poeta e scrittore americano a me molto caro, contenuta nella sua raccolta più famosa Foglie d’erba. Se tardi a trovarmi contiene proprio l’idea che il tempo non è solo attesa, ma significa anche rischio. Il messaggio nascosto, per me, è che alcune persone non si incontrano solo per caso: si cercano davvero, ma devono farlo prima che la vita le porti altrove. In quel titolo, quindi, c’è urgenza e paura di non arrivare in tempo ma anche speranza. 





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