INTERVISTA A... AURORA REDVILLE

 1) Sappiamo che tutte le ambientazioni dei tuoi romanzi, da Londra a Milano, sono reali e visitate da te in prima persona. Quanto influisce il viaggio fisico nella nascita della chimica tra i tuoi personaggi?



1-Per me il viaggio è molto più di uno spostamento geografico: è un’esperienza emotiva. Ho sempre scelto di ambientare i miei romanzi in luoghi che ho vissuto davvero perché credo che le città abbiano un’anima. Camminare per le strade di Londra, perdermi tra i vicoli di Brera a Milano o respirare l’energia di New York mi permette di cogliere dettagli che una semplice ricerca non potrebbe mai restituire.

Quei dettagli diventano parte della storia e, soprattutto, influenzano i miei personaggi. Un tramonto sul Tamigi, una panchina in un parco o un caffè nascosto possono trasformarsi nel luogo in cui nasce uno sguardo, una confessione o un bacio. Credo che i luoghi abbiano il potere di far emergere emozioni che i protagonisti, da soli, forse non avrebbero il coraggio di vivere.


In fondo, anche nella vita reale i viaggi ci cambiano. Ci fanno uscire dalla routine, abbassano le difese e ci rendono più disponibili all’incontro. Nei miei romanzi succede esattamente questo: il viaggio diventa il catalizzatore della chimica tra i personaggi e, spesso, l’inizio della loro trasformazione.


2) L'effetto Grant: La tua serie fonde in modo unico commedia, passione intensa e dinamiche "spicy". Come sei riuscita a bilanciare l'ironia della comedy con la profondità emotiva dei protagonisti?



2-Credo che la vita sia esattamente così: un continuo alternarsi di risate, emozioni profonde e momenti di grande intensità. Non ho mai voluto raccontare personaggi perfetti, ma persone vere, capaci di prendersi in giro, di sbagliare, di innamorarsi e di affrontare le proprie fragilità.


L’ironia è il mio linguaggio naturale e mi accompagna anche nella scrittura. Mi piace far sorridere il lettore perché penso che una risata crei immediatamente empatia. Ma dietro ogni battuta c’è sempre qualcosa di più: una paura, una ferita, un desiderio di essere amati.

Anche le scene più passionali non sono mai fini a sé stesse. Per me la componente spicy ha senso solo quando racconta l’evoluzione emotiva dei personaggi, quando diventa un modo per mostrare fiducia, vulnerabilità e crescita. È proprio questo equilibrio tra leggerezza e profondità che rende L’effetto Grant una storia autentica: si ride, ci si emoziona e, pagina dopo pagina, ci si riconosce un po’ nei protagonisti.


Mi piace pensare che chi chiude il libro non ricordi solo i momenti più divertenti o quelli più intensi, ma la sensazione di aver vissuto un pezzo di vita insieme a Daniel e Aurora.


3) Il tuo percorso personale ti ha portata da Sassari alla Valsesia, passando per Milano. In che modo questi continui cambi di scenario e di vita hanno influenzato la tua evoluzione come scrittrice?


3-Ogni luogo in cui ho vissuto mi ha lasciato qualcosa e, in fondo, credo che ogni trasloco sia stato anche un capitolo della mia crescita personale e artistica.


Sono nata in Sardegna, una terra che mi ha insegnato il valore delle radici, della libertà e del legame profondo con il mare. Milano mi ha dato il coraggio di mettermi in gioco, mi ha insegnato a rincorrere i sogni, a vivere con un ritmo frenetico e ad aprirmi a incontri che hanno cambiato la mia vita. Infine è arrivata la Valsesia, dove vivo oggi, circondata dalla natura: qui ho riscoperto il silenzio, il tempo lento e la capacità di ascoltare davvero me stessa.

Credo che una scrittrice non smetta mai di osservare. Ogni città, ogni paesaggio e ogni persona incontrata diventano un tassello del suo immaginario. I miei romanzi parlano spesso di viaggi, di cambiamenti e di seconde possibilità proprio perché sono temi che conosco da vicino.


Se oggi riesco a creare personaggi così diversi tra loro è perché, in qualche modo, porto dentro tutte le vite che ho vissuto e tutti i luoghi che ho avuto la fortuna di chiamare “casa”. E forse è questo il regalo più grande che il viaggio possa fare a uno scrittore: insegnargli che ogni nuovo orizzonte allarga anche lo sguardo sul cuore umano.


4) Sul tuo Sito Ufficiale di Aurora Redville offri consigli e tutorial per aspiranti scrittori. Qual è l'errore più comune che vedi fare a chi si approccia per la prima volta alla scrittura di un romanzo rosa?



4-L’errore più comune è pensare che un romanzo rosa debba raccontare solo una storia d’amore. In realtà, una storia d’amore da sola non basta.


I lettori si innamorano prima dei personaggi e poi della loro relazione. Se i protagonisti non hanno sogni, paure, contraddizioni e un percorso di crescita, anche la storia d’amore rischia di sembrare superficiale.


Un altro errore è cercare di seguire a tutti i costi le mode del momento. I trend passano, mentre l’autenticità resta. Credo che ogni autore debba trovare la propria voce, quella che lo rende riconoscibile. Nel mio caso è un mix di ironia, emozioni, dialoghi brillanti e personaggi imperfetti che cercano, come tutti noi, il proprio posto nel mondo.

Ma c’è anche un consiglio che mi sta particolarmente a cuore: se vuoi fare davvero lo scrittore, serve costanza. Bisogna sedersi ogni giorno davanti alla pagina, anche quando l’ispirazione sembra essersi presa una vacanza. Non importa scrivere dieci pagine: a volte ne basta una. L’importante è rimanere dentro il romanzo, vivere ogni giorno accanto ai propri personaggi, perché solo così la storia mantiene coerenza, intensità ed emozione.


E poi non bisogna avere fretta. Oggi siamo abituati a volere tutto e subito, ma un romanzo ha bisogno del suo tempo. Le storie maturano, i personaggi crescono insieme a chi li scrive e ogni capitolo ha bisogno di essere ascoltato prima ancora che scritto.


Infine, consiglio sempre di tenere un quaderno – o un file, se si preferisce il digitale – dove annotare ogni dettaglio: caratteristiche dei personaggi, date, luoghi, eventi, piccoli particolari e persino le frasi che potrebbero tornare utili più avanti. Le contraddizioni sono uno dei rischi più frequenti nella scrittura e avere una “mappa” del proprio romanzo aiuta a costruire una storia credibile e coerente.


La tecnica si può imparare, ma la disciplina è una scelta quotidiana. Ed è proprio dall’incontro tra cuore, costanza e pazienza che nascono le storie capaci di restare nel tempo.


5) Cosa riserva il futuro ai lettori della tua community? Puoi svelarci qualcosa sui tuoi prossimi progetti letterari?



Posso dirvi che il futuro sarà ricco di sorprese. Ci sono diversi progetti in fase di elaborazione e, se tutto andrà come previsto, uno di questi vedrà la luce in autunno. Sarà un nuovo romanzo, ma non sarà l’unica novità.


C’è un progetto a cui tengo in modo particolare e che custodisco nel cuore da molti anni. È il libro che ho sempre sognato di scrivere e che, finalmente, sta prendendo forma. Non posso ancora svelare troppo, ma posso dirvi che sarà un’opera molto personale, nata da un percorso di vita, di crescita e di riflessione. È uno di quei sogni che aspettano il momento giusto per diventare realtà e sento che quel momento si sta avvicinando.


Desidero concludere ringraziandovi di cuore per questa intervista e per l’attenzione che avete dedicato al mio percorso di autrice. È sempre un piacere raccontare cosa si nasconde dietro le pagine di un romanzo: il lavoro, le emozioni, i viaggi e le esperienze che danno vita alle mie storie.


Un grazie speciale va anche ai miei lettori, che continuano a scegliere i miei libri e a camminare al mio fianco, pagina dopo pagina. Senza il loro affetto e il loro entusiasmo, tutto questo non avrebbe lo stesso significato.


Ci vediamo presto tra le pagine di una nuova storia. Nel frattempo, continuate a leggere, a sognare e a credere nel potere delle emozioni. Sono loro a rendere ogni viaggio davvero indimenticabile.


Con affetto, la vostra 


Aurora Redville





 





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