INTERVISTA A...LAURA PARISE
1) Verso l'orizzonte dell'Anima raccoglie ben 13 storie diverse: come è riuscita a condensare così tante sfumature emotive in un unico volume?
1) Non è stato difficile, ogni storia è comunque a sé e anche se le ho scritte in periodi differenti, essendo il loro comune denominatore i sentimenti e le passioni, è stato semplice raccoglierle tutte insieme. Il difficile è stato trovare il titolo. Spero che i lettori e le lettrici, voltando l'ultima pagina, lo avranno apprezzato.
2) Guardando indietro a opere come 4-you only the best – Riflessi di noi, come sente che sia evoluta la sua scrittura nel corso degli anni?
2) Scrivere è un continuo evolversi. La crescita di un autore è continua, non penso che ci possa mai essere un punto d'arrivo. Leggendo oggi "4-You only the best - Riflessi di noi" ritrovo un'autrice più acerba rispetto a quella odierna. La scrittura di adesso è più ricca, più completa. I vocaboli sono più ricercati. Gli errori sono molti di meno. Non dico che non mi riconosco, ma noto l'evoluzione.
3) Le sue opere spaziano dal giallo al romance contemporaneo e paranormale. Come riesce a cambiare così nettamente registro emotivo tra la tensione di un thriller e la dolcezza di una commedia romantica?
3) Ho sempre amato leggere entrambi i generi e non sono mai riuscita a scegliere tra i due quale sia il mio preferito. Quando una storia si affaccia nella mia mente, prende vita autonomamente, e per quanto possa sembrare banale, mi guida attraverso la sua strada sfociando senza nessuna difficoltà nel suo genere, sia esso dolce e romantico, che pieno di tensione. Credo che tutto dipenda dal momento.
Ci sono periodi della vita dove si sento il bisogno di dolcezza, e poi altri dove la tensione rende tutto intrigante.
4) Oltre a scrivere, lavora anche come correttrice di bozze: quanto la aiuta questa competenza tecnica quando deve revisionare i suoi stessi manoscritti? Riesce a essere severa con se stessa?
4) Sì, mi aiuta molto. Non solo riesco a vedere cose che prima non mi sarebbero saltate agli occhi, ma divengo anche severa con me stessa, a volte, rendendomi conto di aver scritto qualcosa che proprio non può andar bene. Proprio in questi giorni, sto cercando di scrivere un racconto da presentare a un concorso, le idee ci sono, ma quando vado a rileggere quanto ho scritto... beh, cancello tutto perché non mi soddisfa. Sono già arrivata a tre stesure e tutte e tre non erano quello che speravo divenissero. Ma sono fiduciosa 🙂
5) Sul suo blog ufficiale ha scritto che "la vita è un libro pieno di pagine bianche". Quando si siede alla scrivania per iniziare un nuovo capitolo, segue una scaletta rigida o si lascia trasportare dall'istinto del momento?
5) Quando inizio a riempire una pagina, non ho mai una scaletta. Né rigida tanto meno flessibile. Seguo solo l'istinto e vado avanti. Durante la stesura, torno indietro a rileggere e capita mi di aggiungere pezzi, spostarli, tagliarne. L'unica cosa che faccio sempre, è quella di appuntarmi, man mano, i nomi dei personaggi e i loro ruoli su un foglio che tengo accanto alla tastiera. Purtroppo sia nella vita che nei miei romanzi, faccio fatica a ricordare i nomi, è qualcosa che non mi spiego, ma i nomi li dimentico all'istante.
6) Lei è nata a Genova, ha vissuto a Roma e ha trascorso ben trent'anni nella Svizzera tedesca prima di rientrare in Italia. In che modo questa profonda esperienza all'estero ha influenzato la sua visione del mondo e, di riflesso, il modo in cui caratterizza i suoi personaggi?
6) Vivere in differenti luoghi mi ha dato la possibilità di conoscere differenti modi di essere e di pensare. Trovo che il detto "tutto il mondo è paese" sia verissimo. Ovunque si vada si ci confronta sempre con le stesse emozioni, gli stessi comportamenti più o meno marcati. Aver cambiato spesso, mi ha dato l'opportunità di aprire la mente e di conoscere le persone in molti dei loro aspetti e sfaccettature. Non saprei dire se hanno caratterizzato i miei personaggi. Forse a livello inconscio sì, in fondo si attinge sempre dal vissuto.
7) Oltre a leggere e scrivere, lei ha due passioni molto forti: la cucina e il calcio. Si definisce persino una "tifosa da gradinata". Come vive questa passione in un mondo sportivo spesso considerato prettamente maschile?
7) Da ragazza ho sempre avuto amicizie più maschili che femminili; per me andare allo stadio era molto più interessante che andare in discoteca. Guardare la partita, urlare e tifare era così... liberatorio. A Genova abbiamo due squadre, e con i miei amici lo sfottò era un passatempo divertentissimo. Vivere questa passione non è mai stato un ostacolo, o per lo meno per me non lo è stato, figurarsi che ho spesso riempito l'album dei calciatori, e scambiato le figurine con i miei amici, questo non più in età adolescenziale. Andando in Svizzera, ho dovuto rinunciare allo stadio e alle trasferte, ma la domenica il divano e la TV erano miei e lo stesso tifo che facevo in gradinata, l'ho trasferito in salotto. Ho trasmesso a mia figlia la stessa passione, ma purtroppo non la stessa squadra, 🙁così ci siamo trovate spesso a tifare una contro l'altra, proprio come facevo da ragazza con i miei amici.
8) Se la Laura Parise di oggi, scrittrice avviata e fiera della sua indipendenza, potesse incontrare la Laura ragazza che partiva da Genova anni fa, quale consiglio o rassicurazione le darebbe?
8) Cara Laura, continua a essere quella che sei. Farai degli errori, ne pagherai le conseguenze, ma tu hai la forza di ribaltare le situazioni, non temere, la tua testardaggine, la tua caparbietà e il tuo senso del dovere ti aiuteranno a raggiungere quello che desideri, e forse un giorno... diventerai famosa. Se scriverai dei libri, sappi che: "I tuoi libri lasceranno per sempre il ricordo di te".

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