INTERVISTA A... VALENTINO MAYNET
Domande
1 ) Nei tuoi libri la tensione è sempre altissima. Come riesci a bilanciare la pianificazione logica del delitto con i colpi di scena emotivi che spiazzano il lettore?
2) Di recente hai firmato progetti importanti, come la collana #10killerinfamiglia e la sinergia con Luca Arnau che ti ha portato alla firma con Mursia Editore. Com'è l'esperienza di scrivere a quattro mani rispetto alla solitudine della pagina bianca?
3) Il pubblico del giallo è estremamente attento ai dettagli e non perdona incongruenze. Che rapporto hai con i tuoi lettori e quanto ti fai influenzare dai loro feedback sui social?
4) Nel 1999 ti sei diplomato come cuoco e hai sempre svolto questa professione con grande passione. La cucina professionale richiede una disciplina ferrea, tempi perfetti, creatività e la capacità di gestire una pressione altissima. Ritrovi questi stessi elementi quando ti metti al computer per 'cucinare' una trama noir?"
5) Hai raccontato che un giorno ti sei trovato tra le mani una penna e alcuni fogli e, anziché metterti a disegnare, hai iniziato a scrivere senza più riuscire a smettere. Ricordi l'esatto momento emotivo in cui è scattata quella scintilla? Cosa stavi cercando di buttare fuori in quel preciso istante?
6) Hai dichiarato apertamente che non scrivi con la speranza di arricchirti, ma per dare un buon esempio a chiunque abbia un sogno nel cassetto da realizzare. Qual è stato il momento più difficile in cui hai rischiato di rinunciare e cosa ti ha dato la forza personale di andare avanti?
7) I tuoi romanzi scavano nel torbido, nelle ossessioni familiari e nei delitti più atroci. Qual è, invece, la paura più grande di Valentino uomo? Scrivere storie di sangue è un modo per esorcizzare le tue personali fobie della vita reale?
Risposte
1) Guarda, grazie mille del complimento. Diciamo che viene tutto piuttosto naturale perché provo a scrivere quello che io amerei leggere. Sovente mi blocco, mi chiedo Agatha Christie (la mia musa ispiratrice) come avrebbe elaborato l'idea che mi è venuta e vedo che tutto si sistema. Poi devo ringraziare moltissimo la mia editor Elena Piras che mi aiuta a creare i colpi di scena e il delitto nel modo migliore in assoluto.
2) Devo ringraziare tutti per lo splendido periodo che sto vivendo e per il sogno che mi aiutano a cullare. Scrivere in solitaria (e in Self) è un'avventura stupenda perchè ti permette di creare quello che vuoi e vivere la storia con le tue idee. Già nel progetto della collana 10 Killer in famiglia ho notato la differenza, avendo a disposizione dei personaggi non creati da me, quindi li muovi, ma devi fare in modo che seguano determinate regole. E' stato meraviglioso, soprattutto perché ho potuto conoscere un sacco di scrittori che mi hanno aiutato e incoraggiato in questa nuova avventura che mi ha permesso di venire conosciuto di più a livello nazionale. Poi ho avuto la fortuna di incontrare Luca Arnaù, il mio mentore, un amico oltre a un grandissimo scrittore che mi sta insegnando tantissimo e mi ha accolto sotto la sua ala protettrice facendomi entrare nella scuderia della Mursia Editore. A volte mi guardo indietro e resto ancora incredulo che tutto questo sia successo a me, devo molto a lui, alla Mursia, alla famiglia di scrittori dei 10 killer in famiglia e ai miei lettori affezionati. Queste gioie le sto vivendo grazie a loro. Scrivere con Luca è stato meraviglioso, avevo tanto da imparare e, a differenza dello scrivere da solo, in questa occasione ognuno scriveva dei capitoli senza sapere l'altro cosa avrebbe aggiunto al libro "giocando" a sorprenderci sempre, e in questo modo il libro ne ha certamente beneficiato.
3) Adoro i miei lettori, sono un pubblico molto attento incentivato dal fatto che li sfido durante la lettura a farmi sapere come procedono le loro indagini. E' un gioco che facciamo tra noi, ed è meraviglioso capire come svolgono le loro indagini. Mi piace sapere cosa ne pensano dei miei libri, parlare di come poi viene risolto il mistero e rispondere alle loro curiosità su come nasce la storia o altre curiosità sui personaggi. Tra me e loro si è formato un gruppo attivo, entrano a far parte del mio mondo, e non sono più io scrittore a raccontare la storia, ma diventano loro stessi dei protagonisti di essa, ed è una cosa meravigliosa.
4) Scrivere è come cucinare in effetti, hai gli ingredienti sotto mano (personaggi, luoghi...) ma se non ci metti la passione nessun piatto (o libro) uscirà perfetto. Devi dosare ogni ingrediente e lavorare il tutto col cuore affinchè diventi una storia che resta nella mente dei lettori. Il segreto è pensare che il tuo nuovo libro deve essere più bello del precedente, quindi devi sempre mettere gli ingredienti di prima scelta...
5) Lo ricordo benissimo, mi ero fatto male a una mano e non potevo lavorare in cucina. Avevo finito di leggere i libri di Agatha Christie (tranne Sipario, ma quel libro non lo leggerò mai) e mi ero convinto a scrivere una storiella mia da far leggere agli amici. Avevo acceso il tg2 e avevano parlato di una nave da crociera. Ecco, quella sarebbe stata la mia prima locazione. Volevo mandare un segnale ai giovani, spiegando che da un evento negativo poteva nascere qualcosa di bello e che al posto di "sbandare" si poteva fare qualcosa che ci avrebbe aperto porte importanti nel mondo dei nostri obiettivi. E questo è quello che provo a portare ancora adesso in giro per le scuole dove vado a insegnare ai ragazzi soprattutto a non lasciarsi mai fermare da niente e nessuno, che ognuno ha la sua passione e i suoi sogni, ed è bello viverli sempre.
6) Dopo il secondo libro (Un nome per un cadavere) nel 2008 ho avuto un blocco, la casa editrice con cui ero uscito non si era comportata bene e ne ero uscito scoraggiato. Questo mondo sa essere crudele a volte, basta finire con gente sbagliata che pensa solo ad arricchirsi senza dar vita al tuo libro per pensare di dover mollare tutto. Dopo 9 anni ho ritrovato una mia amica che mi ha incentivato a ripartire e insieme abbiamo stampato La Maledizione del faraone. Ero scettico, ma il pubblico, nonostante i 9 anni di pausa, ha risposto presente. Quelle emozioni mi hanno spinto a ripartire grazie anche a delle presentazioni che mi hanno portato fino a Roma. Mi sono sentito di nuovo vivo e ho sentito di dovermi lanciare di nuovo, e da allora non mi sono più fermato.
7) La mia paura più grande (e qui ti farò ridere) è viaggiare. Sto cercando di combatterla, ma è davvero una delle paure più grandi. Non a caso in un prossimo libro Valentino (che sarà un protagonista che tornerà dopo il romanzo Uno scrittore in trappola) si troverà a dover viaggiare, mostrando a pieno le mie paure, ma una ragazza lo trascinerà facendogli superare questa difficoltà. Chissà che non capiti anche nella vita.
Permettimi di ringraziarti per queste stupende domande e per lo spazio che mi hai gentilmente concesso.
Grazie di cuore.
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