INTERVISTA A... VALENTINO FIACCOLA
1) Nei tuoi libri emerge spesso il percorso psicologico con dei professionisti.
Perché ritieni importante normalizzare questo tema nella narrativa contemporanea?
E' un tema a me particolarmente caro perché mi è stato spesso consigliato un aiuto psicologico in varie fasi della mia vita e ho sempre scelto di ignorare il suggerimento.
Oggi che sono in psicoterapia da circa 4 anni rimpiango con tutte le mie forze di non aver iniziato prima. Ho scoperto di avere una neurodivergenza, ho alleggerito il carico di pesi che ho sempre portato sulle spalle fin dall'infanzia e ho acquisito strumenti per vivere meglio. Oggi come oggi, ritengo che la psicoterapia sia una delle invenzioni più importanti della storia e paragono l'importanza delle sedute a quella delle analisi del sangue, delle visite mediche di controllo e degli esami obbligatori di salute. Perché la mente, al pari del corpo, va presa in seria considerazione e curata quando necessario. Penso che dovremmo smettere di trattare la salute mentale come un tabù o pensare che sia qualcosa di riservato ai manicomi.
2) In Frammenti nel buio, l'amore rinasce "dal fondo del baratro". Quanto è difficile far dialogare i personaggi in momenti di profonda crisi emotiva?
E' stato uno dei libri più difficili da scrivere per me. I dialoghi tra i personaggi non sono stati inventati dal nulla. Sono intrisi di meccanismi ed espressioni del rapporto tra me e mia moglie. Paradossalmente si potrebbe pensare che sia più facile scrivere dei dialoghi che si conoscono già, invece è tutto il contrario. Ideare o ricordare le crisi emotive e applicarle ai miei personaggi è stato esattamente come viverle e riviverle in prima persona. Ma sono contento di essere riuscito a farlo, mi ha aiutato ad elaborare delle cose e a vederle da un punto di vista "esterno" a me.
3) La sensualità nei tuoi romanzi è descritta come elegante e terapeutica. Come riesci a bilanciare la sfera del desiderio con lo sviluppo emotivo dei protagonisti?
Innanzitutto sono molto contento che qualcuno descriva così la sensualità nei miei romanzi. Faccio del mio meglio per rendere l'erotismo il ponte verso qualcosa di più profondo. Ritengo che se scrivessi un romanzo fatto esclusivamente di desiderio non comunicherei nulla di concreto a chi mi legge. Per mia natura cerco sempre di andare "oltre". Di chiedermi che cosa voglia comunicare quel bacio, quello sfioramento, quell'atto intimo, quel desiderio, quel momento di godimento. Ho talmente caro questo bilanciamento da aver scelto il mio pseudonimo intorno ad esso. "Valentino" richiama San Valentino, simbolo dell'amore, mentre "Fiaccola" richiama il fuoco della passione. Per me quando vanno di pari passo si ha l'equilibrio perfetto tra desiderio e sostanza.
4) Quale messaggio spera che i lettori portino con sé dopo aver chiuso l'ultima pagina di un tuo romanzo?
Quello che dico spesso a chi sceglie di leggermi è: "spero che ti piaccia e ti lasci qualcosa di bello". E' esattamente questo che spero. Non ricerco le lodi, le recensioni a 5 stelle o le vendite. Lo scopo dei miei libri è simile allo scopo della mia stessa vita: lasciare una traccia positiva di me nei cuori delle persone che incontro, per contribuire come posso al loro benessere e alla loro felicità.
5) C'è una scena in particolare, tra i tuoi libri, che ha richiesto più riscritture per trovare il giusto equilibrio tra intensità emotiva e delicatezza?
Credo di aver dedicato sempre particolare attenzione alle scene "finali" di ogni libro. Non intendo dire l'ultimo capitolo ma proprio la scena che racchiude il messaggio chiave del romanzo, posta di solito verso la sua fine. Se dovessi scegliere una scena sopra tutte le altre, direi l'incontro tra la narratrice e la restauratrice nel mio nuovo romanzo "La tempesta prima della quiete", in quanto contiene un dialogo apparentemente normale tra i due personaggi, ma che nasconde una chiave di lettura allegorica e che risulta fondamentale per la crescita della protagonista e per comprendere davvero tutto il suo percorso. L'ho scritta, riletta, corretta e riscritta varie volte prima di esserne soddisfatto.
6) I tuoi personaggi maschili mostrano vulnerabilità e non hanno paura di mettersi in discussione. Pensi che la narrativa odierna abbia bisogno di ridefinire il concetto di "forza" maschile?
Il motivo è che ogni personaggio maschile ha una componente autobiografica. Anzi, se si eccettua il personaggio di Lorenzo in "Sensazioni mancanti", ogni personaggio maschile dei miei libri sono io in maniera più o meno approfondita. Ritengo di dovermi sempre mettere in discussione e trattare nel modo corretto le mie vulnerabilità. Limitarmi a nasconderle non serve a nulla. Non posso arrogarmi il diritto di dire che cosa dovrebbe fare la narrativa odierna sul concetto di "forza" maschile in quanto ammetto di non essere un gran lettore e di non conoscere questo aspetto nei libri contemporanei. Direi semplicemente che la forza non sta nell'assenza di vulnerabilità e nella sicurezza di sé, quanto nella capacità di ammettere e gestire le proprie fragilità senza paura di mostrarle.
7) Se dovessi scegliere tre aggettivi per descrivere l'amore ai giorni nostri, basandoti su ciò che osservi nel suo pubblico, quali sarebbero?
Se parliamo di amore vero, ritengo che ai giorni nostri sia "raro", "prezioso" e purtroppo "sottovalutato", in quanto non sempre facile da riconoscere.
8) Hai mai pensato di esplorare un genere completamente diverso (es. un thriller psicologico puro o un dramma familiare), mantenendo però il tuo focus sulla mente umana?
In realtà sì, ho avuto un'idea per un thriller psicologico con protagonisti i personaggi di "Sensazioni mancanti", ma per il momento ho accantonato l'idea in quanto il messaggio che voglio dare è difficile da inserire in una storia coinvolgente. Ma magari un giorno ci riproverò.
9) Se un lettore dovesse conservare una sola frase, un solo insegnamento profondo dei tuoi libri per applicarlo alla propria vita sentimentale, quale vorrebbe che fosse?
Le fragilità non sono qualcosa che può distruggere un rapporto vero, sono la parte più autentica di noi. Se non c'è accoglienza reciproca delle fragilità non è colpa di nessuno dei due, si tratta semplicemente di un rapporto che, almeno in quel momento, non ha i presupposti per restare in piedi.
10) A chi oggi si trova nel 'buio' di una crisi relazionale o personale, e non riesce a trovare la strada per far rinascere il piacere e la complicità, quale consiglio ti senti di dare come uomo e come scrittore?
Lo stesso che ho scritto in "Frammenti nel buio": chiedere aiuto. Non ritengo che farcela da soli sia il modo giusto di superare qualcosa. Usare "tutte le nostre forze" significa per me anche chiedere aiuto a chi può darcelo, inclusi amici, famiglia, professionisti. Anche queste persone sono la nostra forza.
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