INTERVISTA A... STEFANO LABBIA
1) Stefano, ti sei spesso definito un "comunicatore" che ama usare ogni megafono e mezzo narrativo a disposizione. Come riesci a far coesistere l'anima del poeta, del romanziere e dello sceneggiatore senza che una sovrasti l'altra?
Grazie per questa opportunità innanzitutto! Ci riesco perché sono me stesso... Sono fatto così, non devo sforzarmi - e questo nel bene e nel male... Lo dico perché è capitato in passato che un paio di persone abbiano espresso opinioni forti e gratuite a riguardo. Non so se sia una cosa prettamente Europea ma se guardiamo oltre i nostri confini ci accorgiamo che sono tantissime le persone che abbracciano più mezzi di comunicazione per esprimere i loro pensieri le loro emozioni e le loro sensazioni. Credo sia del tutto naturale! Noi invece lo consideriamo... strano se non peggio.
2) Nelle tue recenti pubblicazioni spicca Delirio universale. Puoi raccontare ai nostri lettori come è nata quest'opera e qual è il nucleo centrale della storia?
È una raccolta di racconti che alcuni definiscono legata a doppio filo a quel genere chiamato satira sociale. Onestamente Io mi limito a guardarmi attorno e accogliere l'essenza dell'essere umano moderno, descrivendolo in maniera il più oggettiva possibile. Tra idiosincrasie, pregi, difetti e... assurdità (in)colpevoli.
3) Un altro progetto recente che ha attirato l'attenzione è La cucina di Shona, scritto a quattro mani con Simona Lattuga. Com'è stato il processo di co-scrittura e come si fondono le vostre due anime narrative in questo testo?
Lavorare con Simona è stato il più bel regalo che mi potesse essere concesso in vita: è una professionista di rara sensibilità e capacità. Simona ha curato quello che potete leggere, l'ha reso tangibile e reale. Io ho curato tutta la parte della ideazione, della scrittura e della stesura del libro ma è grazie a lei, alla sua abilità, al suo impegno, alla sua dedizione se potete gustare pagina dopo pagina le ricette di Shona e del suo mondo fantastico. È stata davvero una bella avventura! Vederlo realizzato da un gusto incredibile soprattutto perché sono state tante le persone in passato che hanno dichiarato ad alta voce: "Non ce la farai! Non ci riuscirai!".
E invece...
4) Hai alle spalle una forte formazione anche nel Regno Unito. In cosa differisce, secondo la tua esperienza, l'approccio alla produzione e alla scrittura per lo schermo tra l'Italia e l'estero?
Quello che posso dire è che in Inghilterra la cultura ha un peso diverso. Forse per certi versi è un paese decisamente molto più meritocratico rispetto al nostro Belpaese - del resto i continui scandali che vedono salire alla ribalta raccomandati, nepotismo e parentopoli varie, credo parlino da sé. Anche per quanto riguarda il modo di lavorare, inteso come approccio metodico, per non parlare delle opportunità che offre... Il Regno Unito è veramente superiore. Ma sono fiducioso che riusciremo a tornare a vivere un nuovo rinascimento culturale e dell'anima a livello globale.
5) Molti scrittori temono la pagina bianca. Tu sembri avere il problema opposto, data l'enorme mole di progetti che firmi. Come gestisci il flusso di idee per evitare il burnout creativo?
Questo è quello che mi piace fare quindi non ne sento il peso... anzi è tutto l'opposto! Se fosse per me farei uscire molti più prodotti in un anno invece mi "limito" a rilasciare un romanzo una raccolta di racconti una graphic novel e una raccolta di poesie all'anno. Ma l'anno scorso mi sono concesso un po' più di pause per recuperare energie - se notate infatti nel 2026 non è uscito il romanzo nuovo ma abbiamo ripubblicato la seconda edizione di "Come vivere in tre comode rate" che fa parte della saga di Caio Sano, Marco Marcello e soci. Quindi l'equilibrio è importante proprio per non raggiungere quel burnout di cui parlavate...
6) Sei un autore molto presente sui social e nel dialogo con chi ti legge. Quanto influenza il feedback del pubblico la direzione che prendono le tue storie in corso d'opera?
Beh "Il pensiero diverso" è nato proprio grazie al costante confronto con i miei lettori che avviene non solo attraverso i canali social (nello specifico attraverso i messaggi privati) ma anche dal vivo nelle presentazioni e nei firmacopie che un tempo erano più consistenti lo ammetto, così come nelle fiere di settore, via mail... Quindi direi importantissimo!
Ma a prescindere ricevere feedback che siano positivi o meno è e dovrebbe essere lo scopo ultimo: quando una critica è costruttiva ha un valore immenso forse anche più del complimento che ovviamente è sempre bene accetto. Ci fa crescere, come autori e come persone. Per questo non riesco a concepire quando sedicenti scrittori non accettano "contestazioni" legittime ed educate ai loro testi, arrivando a minacciare di dire a vie legali contro i propri lettori... Questo è un chiaro segno che tali soggetti non scrivono per gli altri ma solo per alimentare il proprio ego. La scrittura non è questo; la scrittura è condivisione. È un attestato di amore verso la vita, l'umanità, l'ingegno.
7) C'è una recensione o un commento di un lettore, tra i tanti ricevuti in questi anni, che ti ha colpito particolarmente o che ha cambiato il tuo modo di vedere una tua stessa opera?
Sì. Oh sì. C'è stato in passato più di un commento e più di una recensione in realtà che mi ha letteralmente aperto un portale su un altro mondo. Intendiamoci... Come diceva Publio Afro Terenzio tanti sono gli uomini tante sono le opinioni ognuno ha il suo modo di vivere e pensare. Su questo credo che siamo tutti concordi. Ma ci sono realtà oggettive e soggettive. Entrambe hanno il diritto di esistere ma viene da chiedersi: quanto è facile fraintendere l'intenzione verbale o scritta di ciò che si dice se si parlano due linguaggi completamente diversi? E nel caso di un'opera quanto riusciamo a viverla se l'autore che l'ha scritta è completamente diverso da noi in ogni particolare? Riusciamo a coglierne ugualmente Lo spirito e magari a non essere d'accordo con lui oppure colpevoli fra intendiamo ciò che lui voleva dire? In una delle ultime raccolte di racconti brevi ho voluto fare un esperimento: aggiungere la morale della storia in maniera oggettiva oltre al suo significato che ho pubblicato immediatamente dopo ogni racconto. Devo dire che è stato ben accolto. Nonostante ciò non credo di volerlo ripetere per il semplice fatto che la scrittura e la lettura credo che debbano essere libere e non imposte. È un diritto di tutti capire o non capire un testo. Sforzarsi di capirlo, documentarsi perché no. Aprire incondizionatamente la propria anima a quello scritto. Solo così la lettura definisce il suo senso secondo me.
8) Stefano, se dovessi racchiudere il nucleo della tua intera produzione artistica in un unico messaggio o in una singola parola da lasciare in eredità ai tuoi lettori, quale sarebbe?
Probabilmente che la vendetta non ha alcun senso: finisce per distruggere entrambe le parti Chi ha ricevuto danno e chi l'ha perpetrato. È un tema ricorrente questo penso ad esempio alla Saga a fumetti "Killer Loop'S" e ai suoi spin-off "Kanvas", "La distale", "Jimmy Jones" e "La perla nera".
Certo siamo esseri umani imperfetti e quindi il primo desiderio quando un torto appare nelle nostre vite è quello, egoisticamente, di rivalersi su chi quel torto l'ha prodotto. Non bisogna capire anche che ogni azione non solo ha una reazione ma lascia degli strascichi devastanti. Sempre e comunque. Quindi a che serve questo occhio per occhio?
9) Per finire, una curiosità: se un domani decidessero di fare una serie TV o una graphic novel sulla vita di Stefano Labbia, chi vedresti bene nei panni del protagonista e quale sarebbe il titolo perfetto per il primo capitolo?
Questa è davvero una bellissima domanda! Paradossalmente, io che vivo di verità - verità che ho sempre cercato di mettere in ogni mia produzione - suggerirei un titolo che richiami l'opposto: "Non dire mai la verità". Titolo che tra l'altro sarà da me utilizzato per la biografia che sto scrivendo... Perché mi sono accorto durante questi primi 40 anni di vita che raramente accettiamo la verità bella o brutta che sia. È qualcosa che istintivamente respingiamo, dirottiamo, falsifichiamo, neghiamo a noi stessi e agli altri. Quanto sarebbe facile dirla questa verità! E invece... invece ci seppelliamo sotto un mare di bugie inanellandole una dopo l'altra. Viviamo nella menzogna, nell'oscurità. Senza sapere nemmeno noi bene perché.
10) Tu hai aperto molte porte in diversi campi dell'arte e della narrazione grazie a determinazione e versatilità. A chi oggi sente di avere una storia da raccontare, ma ha paura di non trovare il mezzo o il canale giusto, cosa ti senti di dire per incoraggiarlo?
È difficile ma non impossibile. Ogni giorno sui social leggo post di persone che ormai hanno dato tutto e che sono riuscite spesso ad ottenere uno status importante, che non fanno altro che scoraggiare le giovani leve. Non so bene quale meccanismo scatti superata una certa età: Non so se tutto ciò sia da ascrivere a gelosia, invidia o semplicemente la terra che comincia a mancare sotto ai piedi... letteralmente. Io dico credete nel vostro sogno! Cercate di essere più autonomi possibile a livello produttivo. Credete in voi stessi! Osate! Rischiate! Ma soprattutto non abbiate paura del futuro e usatelo a vostro vantaggio. Non rincorrere del successo rincorrere la vostra passione. Il successo è come la fama effimera. Fate in modo di non avere mai rimpianti. Non è per niente facile, anche perché in un mondo come quello che vi abbiamo costruito purtroppo mancano certezze ma soprattutto ci si trova spesso di fronte scelte obbligate che seppur per poco deviano quel percorso che tanto sognate. Non vi fate scoraggiare da niente e da nessuno! Anche perché se c'è una cosa che so per certo è e quella passione che a volte siete costretti a ripudiare e ad allontanare da voi stessi tornerà come un boomerang più forte di prima. Magari in un'altra declinazione... ma tornerà. E allora accogliete i vostri sogni, abbracciateli alla luce del sole. Non abbiate paura! Perché l'unica cosa che dovete temere non è fallire ma non aver provato.
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