INTERVISTA A... NICKY SCARLETT
1. Da dove è nata l’ispirazione per intrecciare il tema del sovrannaturale e del destino nei tuoi romanzi, come in Il legame o Kristel?
Il legame nasce da qualcosa di realmente vissuto. Ho voluto rendere quel passato immortale e, in qualche modo, conservarlo attraverso la scrittura. Gli altri romanzi sono venuti dopo: i lettori si erano affezionati a questa strana famiglia e per me è stato naturale continuare a raccontarla. La verità è che non ho mai voluto realmente lasciarla andare.
Il tema del sovrannaturale e del destino è arrivato quindi quasi in modo naturale. Mi piace l’idea che, nelle mie storie, esista qualcosa che sfugge al controllo dei personaggi e che possa cambiare completamente il loro percorso. Il destino, soprattutto, mi permette di giocare con una domanda che trovo affascinante: siamo davvero noi a scegliere la nostra strada oppure alcune persone e alcuni incontri sono destinati a trovarci, prima o poi?
2. Come riesci a bilanciare la logica e la razionalità con gli elementi magici o paranormali all’interno delle tue trame?
Per me la cosa fondamentale è rendere credibili i personaggi, anche quando ciò che accade intorno a loro è completamente impossibile. Il mondo può avere regole sovrannaturali, poteri e situazioni paranormali, ma le emozioni devono restare umane e riconoscibili.
Cerco quindi di costruire una logica interna molto precisa: anche la magia deve avere delle regole, delle conseguenze e dei limiti. In questo modo il lettore riesce ad accettare l’impossibile perché, all’interno di quel mondo, tutto ha comunque un senso.
3. C’è una scena in particolare dei tuoi libri che ti ha fatto piangere o che è stata particolarmente difficile da scrivere?
Sì, ce ne sono due.
La prima è nel capitolo 20 de Il legame; si tratta del momento in cui Anthony e Prudence si separano. È stata una scena molto intensa perché, quando scrivo, vivo le emozioni dei miei personaggi e in quel momento sapevo esattamente quanto entrambi stessero perdendo.
L’altra è l’intero capitolo 59 di Noah, che ho definito il “capitolo nero”. È stato difficile da affrontare e ancora più duro da lasciare andare una volta impresso sulla pagina.
Alcune scene, quando le crei, ti chiedono qualcosa e, in entrambi i casi, erano una parte di me che, dopo anni, ho voluto portare a galla e mettere su carta.
4. Come si divide la tua giornata tra la scrittura dei tuoi romanzi e il lavoro di editor e direttrice per la Collana Angels and Lovers?
Ormai sono abituata a incastrare tutto e, in questo tutto, oltre a un lavoro d’ufficio, un marito e due figli, di cui una in piena adolescenza, c’è anche l’editoria.
La mia giornata è quindi un continuo equilibrio tra famiglia, lavoro editoriale e no e scrittura. Essere editor e direttrice della Collana Angels and Lovers significa dedicare molto tempo ai progetti degli altri autori: leggere, analizzare i testi, lavorare sulle storie e cercare di aiutare ogni autore a portare il proprio romanzo nella direzione migliore possibile.
La scrittura dei miei libri, invece, è il mio spazio personale, quello in cui torno alle mie storie e ai miei personaggi, a cui mi dedico soprattutto di notte, quando non leggo. Insomma, cerco di ritagliarmi momenti diversi per le due attività, anche se non è sempre semplice. A volte la parte editoriale prende più spazio, altre volte sono i miei personaggi a pretendere attenzione.
È un equilibrio continuo, ma amo entrambe le cose perché, in modi diversi, perché mi permettono di vivere dentro le storie.
5. Il genere paranormal romance sta vivendo una forte rinascita: secondo te, qual è il segreto del suo successo tra i lettori di oggi?
Credo che il paranormal romance abbia una forza particolare perché riesce a unire due elementi che affascinano profondamente i lettori: l’amore e l’ignoto.
Da una parte ci sono emozioni molto umane, relazioni, desideri, paure e legami. Dall’altra c’è la possibilità di andare oltre la realtà e immaginare mondi in cui tutto può essere possibile.
Penso che il suo successo derivi proprio da questo equilibrio: il lettore può evadere dalla realtà, ma allo stesso tempo ritrovare emozioni e dinamiche profondamente umane. In fondo possiamo avere vampiri, streghe, poteri e creature soprannaturali, ma quando si tratta di amore, paura, perdita o desiderio restiamo sempre umani.
6. Puoi darci qualche anticipazione sul prossimo volume della saga degli Owen o su nuovi progetti in cantiere?
Posso anticipare che a settembre uscirà il nuovo contemporary romance It’s My Life, il sequel di All of Me. Dopo questo tornerò agli Owen, ma non sarà l’unica storia sulla quale lavorerò.
C’è infatti anche un altro progetto che si concentra su un genere che amo: l’urban fantasy.
Per il resto… chi lo sa? Preferisco lasciare qualche sorpresa ai lettori.
7. Se potessi scegliere un superpotere tra quelli dei tuoi personaggi, quale sceglieresti e perché?
Probabilmente sceglierei un potere in grado di farmi conoscere la verità, di farmi vedere oltre le apparenze o di comprendere davvero ciò che le persone provano. Questo mi aiuterebbe anche a evitare parecchie batoste nella vita e, diciamolo, sarebbe molto pratico. Non disdegnerei, tuttavia, nemmeno il potere di Bonnie, la protagonista femminile di Noah. Essere una strega è sempre un vantaggio, soprattutto quando la vita tende a complicarsi parecchio.
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