INTERVISTA A...LINDA BERTASI
1) Come editor smonti e rimonti le storie degli altri; come autrice crei le tue. Ti è mai capitato che l'empatia verso un autore che editi abbia "inquinato" o condizionato la tua voce narrativa, o viceversa?
È un rischio che si corre, soprattutto come editor alle prime armi, ma essere un editor significa riuscire a entrare nella mente dell’autore, assorbire il suo stile e apportare quelle correzioni senza mettere il tuo di stile. Non è semplice, ma ci si riesce negli anni. Solo all’inizio, mi preoccupai di aver perso il mio estro, editando troppi romanzi e scrivendone meno, ma era solo un’impressione.
2) Nello scrivere historical romance, il rischio è applicare la sensibilità psicologica del 2026 a personaggi dell'Ottocento. Qual è il compromesso etico che accetti tra la fedeltà storica (spesso brutale e patriarcale) e il bisogno di dare al lettore moderno un eroe o un'eroina per cui tifare?
Io ragiono in un modo particolare. Innanzitutto, bisogna rendersi conto che noi siamo autrici del 2026 che scrivono di Ottocento e non autrici dell’Ottocento che scrivono contemporaneo. La cosa importante è mantenere il contesto, usi, costumi e gergo colloquiale, ma non si può pensare di narrare come facevano le nostre amate autrici del passato. Primo perché lo stile e la narrazione si sono evolute negli anni, secondo perché non siamo più in epoca classica. Io sono per la fedeltà storica assoluta, bisogna fare una distinzione tra biografia storica e romanzo storico. Se scrivi una biografia non puoi attrarre lettori con eroine controcorrente, se si parla di romanzo storico si può inventare il personaggio principale e prendere qualche licenza, ma non troppe.
3) Il romanzo storico/romance viene ancora spesso snobbato dalla critica "alta", considerato letteratura di serie B o "da ombrellone". Qual è il pregiudizio che ti fa più rabbia e come rispondi, con i fatti, a questa narrazione?
Trovo sia il prodotto di una grande ignoranza ma anche di volumi poco curati. Con l’avvento del Self, purtroppo si fa fatica a non mischiarsi a chi non sa scrivere ma pubblica ugualmente. Il romance altro non è che un romanzo sentimentale che finisce bene, e nel passato abbiamo esempi mirabili di questo, anche I Promessi Sposi poteva essere definito un romance storico, cioè una storia in cui i due protagonisti poi finivano per coronare il loro sogno. Il pregiudizio è legato proprio al discorso “sentimentale” ma mi sa che ci siamo dimenticati dove nasce il romance e che è solo un vocabolo inglese per definire il romanzo sentimentale, che sia storico o meno.
4) Gestisci mille ruoli (scrittrice, editor, blogger, imprenditrice, madre). In quale di queste "etichette" ti senti paradossalmente più insicura, e quale invece consideri la tua vera corazza?
Nel lavoro sono molto sicura, è ciò che mi dicono sempre, anche come madre lo ammetto. Forse l’unico ruolo in cui esce la mia fragilità è quello legato all’essere donna, quindi quello sentimentale. Troppi casi umani in circolazione.
5) Oggi la copertina, i bordi colorati (spray edges) e i gadget sembrano contare più del testo. Da addetta ai lavori, provi più frustrazione per un mercato così superficiale o accetti che l'occhio voglia la sua parte per far sopravvivere la carta?
Sono del parere che ci si debba aggiornare e stare al passo coi tempi. Considero gli Edges e i Gadget qualcosa di carino, una sorta di fidelizzazione col lettore. In fin dei conti, anche come autrici Self abbiamo sempre portato gadget alle fiere, che fosse un segnalibro o un oggetto a tema. Non ci vedo tutta questa demonizzazione, che sia un impiego di denaro e di tempo, certo, ma se vuoi stare in questo ambiente, ti devi uniformare al sistema.
6) C'è una storia che custodisci nel cassetto da anni, forse troppo intima, complessa o dolorosa, che non hai ancora avuto il coraggio di scrivere? Cosa ti frena dal farlo?
Il mio grande romanzo storico è sempre quello sulla mia amata eroina, e probabilmente parente in un’altra vita, Anna Bolena. Ho il mio tomo di 300 pagine in lingua inglese che mi aspetta da anni, ma prima o poi lo scriverò.
7) Se potessi scegliere tu una domanda a cui rispondere oggi, una cosa di te o del tuo lavoro che nessuno ti ha mai chiesto ma che ritieni fondamentale, quale sarebbe?
Domanda molto difficile, forse chiederei a me stessa come sei ancora in piedi dopo tutte le delusioni che il mondo editoriale ti ha procurato sul piano personale? E la risposta sarebbe che sinceramente non lo so, credo di essere una roccia sotto molti aspetti, perché ne ho viste tante: autrici voltagabbana, invidie condite di sorrisi, problemi legali, ma sono ancora qui. E ho intenzione di rimanerci a lungo.
8) Se la Linda di oggi potesse incontrare la Linda bambina, quella che iniziava a innamorarsi delle prime storie, cosa le direbbe per rassicurarla sulle tempeste che avrebbe dovuto affrontare nella vita?
Con questa domanda, sembra proprio tu mi abbia letto nel pensiero. A quella bambina le direi di non smettere mai di sognare e di continuare a vivere di buoni propositi e sentimenti, perché saranno il motore delle sue storie e della sua sensibilità. Direi di non fidarsi di chi sembra amico, di essere un po’ più chiusa e pensare prima a Linda, poi a tutto il resto.
9) Passi ore a dialogare con centinaia di lettori e autori sui social e nel gruppo. Eppure, la scrittura e l'editing sono mestieri profondamente solitari. Ti capita mai di sentirti profondamente sola proprio mentre sei circondata da una grandissima community virtuale?
L’hai detto tu, questo è un mestiere solitario. Anni fa ti avrei detto di sì, ora non mi pesa più. Troppe batoste e pacche sui denti ti fanno crescere, ora sto bene nella mia solitudine, sto bene con le mie storie e i miei mondi di carta. Conto sulla punta delle dita le persone di cui fidarmi, diciamo due dita, e va bene così.
10) Togliendo i libri, l'editing, il blog e il lavoro... chi è Linda quando si spegne la luce della scrivania, si chiude il computer e rimani solo tu con i tuoi pensieri nel silenzio della notte?
Una grande sognatrice, innamorata dell’amore e dei buoni sentimenti, una mamma premurosa e dedita alla figlia, un’amica sincera per chi vuole costruire un rapporto. Non sono una persona superficiale, e credo sia questo il mio più grande difetto perché al giorno d’oggi così è vista la profondità dell’animo umano.
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