INTERVISTA A... MICHELA PIAZZA

 1= Nei tuoi libri storici si respira un'accuratezza millimetrica. Quanto tempo dedichi alla ricerca documentale prima di iniziare a scrivere la prima riga di un nuovo romanzo?


Buongiorno, ragazze. Innanzitutto vi ringrazio per lo spazio ❤️ 

Sono laureata in Storia e ho svolto per vent'anni la professione di bibliotecaria, quindi diciamo che frugare negli archivi non mi spaventa 😂 Oggi tra l'altro è possibile reperire online, sui siti specializzati e negli archivi delle grandi biblioteche estere, moltissimo materiale davvero utile per chi scrive. 

La ricerca, però, è per me sempre al servizio della narrazione: le informazioni devono essere corrette, ma servire a dare più slancio e concretezza alla parte creativa del romanzo. 

La lettrice deve potersi immergere in un'ambientazione curata e credibile, ma soprattutto essere catturata dai personaggi e dalla trama. Deve poter sognare, trasportata in un altro tempo e in luoghi lontani.



2= Come si svolge la giornata tipo di Michela quando stacca i panni da scrittrice ed editor? Quali sono le piccole cose quotidiane che ti fanno stare bene?


Amo stare con la mia famiglia e con i miei amici, coccolare gli animali che vivono con me (due cagnoline, due gatte e una tartaruga) e fare lunghe passeggiate. Adoro i boschi e ho la fortuna di vivere in un luogo in cui posso stare tutti i giorni a contatto con la Natura. Credo che, per chi passa tante ore a PC e fa un lavoro "di testa", ritrovare il contatto con la terra sia fondamentale.

Ovviamente dedico del tempo alla lettura, che resta il mio grande amore.


3= Quando crei i tuoi protagonisti, specialmente nei romanzi storici o nelle sfumature più cupe come in Feel the Dark, come gestisci il momento del "distacco" a fine libro? Ti è mai capitato che un personaggio si rifiutasse di lasciarti andare e continuasse a parlarti in testa?


Sì, molto spesso. Infatti, per quanto riguarda Feel the dark, presto potrò dirvi di più su un contenuto speciale che troverete all'interno di RomanceApp. 

In generale, poi, mi capita spesso che siano i comprimari di un romanzo a parlarmi e a spingermi a raccontare la loro storia. Anche da lettrice, amo le serie e mi piace ritrovare personaggi che già ho incontrato in passato.


4= La tua avventura editoriale è iniziata sotto il segno di una figura storica forte: cosa ha significato per te, a livello personale, calarti nei panni di una donna anticonformista come la protagonista di Mary Read - Di guerra e mare? C'è un pezzo di te in lei?


Quello per Mary Read è stato un colpo di fulmine. Stavo studiando nella biblioteca dell'università e mi sono imbattuta nel trafiletto di un libro che parlava di lei. Poche righe che mi hanno spinta a effettuare ricerche durate anni, a mettermi in contatto con studiosi americani e a scrivere due romanzi. 

Mary è stata una truffatrice, un soldato, un marinaio ed è diventata uno dei pirati più famosi della Storia. Ma è stata anche moglie, donna innamorata, madre. È davvero un personaggio sfaccettato e complesso. 

Per scrivere la sua storia ho usato una tecnica di immedesimazione che ho imparato recitando a teatro, mi sono davvero immersa nelle sue emozioni. 

Di sicuro alcuni miei pensieri nei romanzi ci sono, però ho proprio cercato di immaginare come avrebbe reagito e parlato qualcuno con un vissuto così intenso ed eccezionale.


5= Se dovessi guardare indietro al giorno in cui hai deciso di pubblicare la tua prima storia, quale consapevolezza hai oggi sui libri che la Michela degli esordi non aveva ancora maturato?


Ogni romanzo è un'avventura che ci mette di fronte a tante sfide, soprattutto con noi stessi. Dopo averne scritti più di trenta, ho imparato tecniche e strategie, ma l'emozione resta la stessa. C'è più consapevolezza, maggiore capacità di gestire la trama... Ma il processo creativo rimane comunque un'alchimia.

Se invece intendi consapevolezza riguardo al mercato, lì di sicuro ho sviluppato una maggiore capacità di comprensione dei meccanismi che stanno dietro la filiera editoriale. Il fatto di essere, oltre che scrittrice, anche editor, di aver lavorato come bibliotecaria e di aver collaborato con diverse case editrici mi ha offerto una visione ampia. 

Rispetto alla Michela che ha esordito nel mondo editoriale, sono più disincantata e pragmatica. Ma non ho perso la voglia di regalare sogni.





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