INTERVISTA A... J ANN
1= Per Catherine il mondo ha i colori della tavolozza di Monet, mentre per Sebastian è una sfumatura di grigi. Quanto è stato stimolante "dipingere" con le parole questo contrasto visivo e psicologico?
Cercare di riportare con le parole un contrasto tutto visivo, tutte le sfumature soprattutto dei caratteri dei protagonisti, è stato davvero stimolante e una bella sfida. Mi sentivo come se cercassi di dipingere le loro anime sul bianco delle pagine, con le parole.
2= C'è un quadro specifico di Claude Monet che consideri l'anima o la vera "colonna sonora visiva" di questo romanzo?
Dovrei dire le Ninfee, perché è proprio davanti al grande trittico acquatico del pittore che tutto inizia e tutto finisce, con una struttura narrativa circolare. Ma direi anche Il ponte giapponese, che rappresenta il posto sicuro di Cate, prima di incontrare il suo Sebastian. E aggiungerei anche La lettrice, uno dei dipinti preferiti di Cate e sinceramente anche uno dei miei!
3= Entrambi i protagonisti nascondono ferite e lati oscuri che li spingono a tenere gli altri a distanza. Qual è stata la parte più complessa nel gestire il loro passaggio dall'ostilità (o diffidenza) all'amore profondo?
La parte più complessa è stata trovare il modo di farli sbirciare dalla serratura del cuore di ciascuno. Qualcuno ha scritto che non c'è cosa che leghi di più due persone del ritrovare parti di sé stesso nell'altro. Ed è proprio quello che è successo a Sebastian e a Cate. A un certo punto si sono rispecchiati l'uno nell'animo dell'altra, legati anche da ferite comuni. Capire come rendere possibile questo riconoscersi è stata la parte forse più difficile.
4= Scrivere significa anche mettersi a nudo. Qual è la paura più grande che hai dovuto affrontare e superare da quando hai deciso di pubblicare i tuoi libri?
Quella che nessuno mi avrebbe letto. O, peggio, che quelli che mi avessero letto, non mi avrebbero capita e quindi non avrebbero apprezzato le mie storie.
Per un autore ogni libro è un pezzo di cuore che consegna nelle mani dei lettori, un bell'investimento emotivo, quindi.
Ma devo dire che basta un lettore che ti dice che le tue parole gli sono rimaste dentro o che lo hanno aiutato a superare un brutto momento, per essere ripagata di tutto l'impegno, la fatica e le paure che accompagnano ogni nuovo romanzo.
5= La scrittura romance richiede una grande empatia. Ti consideri una persona romantica anche nella realtà, o vivi i sentimenti in modo più razionale?
Credo che il mio sangue sia composto da globuli rosa, anziché rossi!
Sono romantica in ogni sfera della mia vita. Non solo in un rapporto di coppia, ma anche con le mie amiche e i miei amici, nel mio lavoro, in qualsiasi cosa. Trovo sempre un lato "romantico". Anche se spesso mi definisco "una romantica cinica", visto che non amo le smancerie né le dichiarazioni troppo smielate. Ma quella è solo questione di forma. Quindi sì, sono molto romantica e guardo il mondo con degli occhiali con le lenti rosa, come dice Audrey Hepburn.
6= C'è un sogno nel cassetto che non riguarda il mondo dei libri e della scrittura che speri ancora di realizzare?
C'è ma è sempre legato alla scrittura in un qualche modo. Mi piacerebbe che un mio romanzo diventasse un film. O, ancora meglio, sogno di scrivere una sceneggiatura per un film. Ce ne ho già una, nel famigerato cassetto!
7= Se potessi tornare indietro nel tempo e parlare alla te stessa che scriveva le prime righe del suo primissimo romanzo, quale consiglio o avvertimento ti daresti?
Forse di seguire di più il flusso delle emozioni e curarsi meno della forma. è una cosa che ho sperimentato con il mio ultimo romanzo Ti amo da New York a Parigi, e ritorno, su consiglio della mia writing coach. Ho provato, in alcune parti particolarmente emozionali, a lasciarmi andare, quasi a un flusso di coscienza. E il risultato mi è piaciuto moltissimo devo dire. Quindi ora lo applico anche ai nuovi romanzi.

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